Pubblicato in: lavorare col corpo, percorsi, psicologia, Senza categoria, teatro, vivere

Marzo 2019: “Dar Voce al Personaggio”, il racconto di Valentina Giovannetti

Il workshop “Dar voce al personaggio” si è svolto presso l’associazione Nutri.menti nel mese di marzo 2019. A condurlo la dott.ssa Emanuela Lo Re, Psicologa e Psicoterapeuta, Analista Transazionale e Attrice, Direttrice della Scuola di Psicoterapia a indirizzo Analitico Transazionale di Milano. L’associazione desidera ringraziare ancora Emanuela per averci aiutato a capire quanto spazio per il cambiamento ci sia dentro ciascuno di noi; e Valentina per questo racconto di un incontro che resterà a lungo nella nostra memoria professionale.

La proposta di Emanuela, frutto di una approfondita sperimentazione delle tecniche teatrali in ambito formativo e clinico, mira ad attivare un processo di conoscenza di sé al fine di scoprire “nuove possibilità”. In che cosa consistono queste nuove possibilità? Prima di rispondere è necessario fare un accenno al concetto di “Copione” usato nell’Analisi Transazionale.

Eravamo immersi nella meravigliosa campagna Toscana…

Il Copione è un piano di vita che ciascuno di noi ha iniziato a tessere fin dai primi anni di vita, proprio come un copione teatrale, con una trama da interpretare e con ruoli di personaggi che via via attribuiremo a noi e agli altri. È la prima risposta che diamo a domande tipo “Chi sono?”, “Che cosa farò da grande?”, “Chi sono gli altri per me? E chi sono io per loro?”. Solo per fare degli esempi. Il problema del Copione psicologico è che a volte ci costringe in ruoli predeterminati, non dandoci il permesso di cambiarli, non facendoci aprire, appunto, ad altre possibilità di essere.

Il lavoro teatrale, in particolare il training attoriale, è fondamentalmente un’esperienza di esplorazione e scoperta di altre possibilità dell’essere. Da qui la preziosa intuizione di Emanuela nell’utilizzare tecniche del training attoriale in percorsi di consapevolezza personale. Questo training è fatto di ripetizioni: si ripetono gesti, si ripetono parole, si ripetono movimenti nello spazio, si ripetono e si ripetono alla ricerca di qualcosa, finché quel qualcosa si trova… o non si trova. Ogni ripetizione non è meccanica, non è fedele alla precedente. Ogni ripetizione è il frutto del momento, di quello che è presente nel momento: lo stato d’animo dell’attore, la sua posizione nello spazio scenico, la presenza di altri attori, l’azione che un altro attore può fare o non fare, la presenza di un pubblico. Tutto ciò determina quello che accade, momento per momento, al di là delle battute scritte sul copione. Una situazione stimolo (le battute sul copione, una disposizione scenica) può essere interpretata dall’attore in maniere diverse: in altre parole, la sua reazione allo stimolo può essere diversa in base a quello che in quel momento scorre dentro di lui, in base al personaggio a cui in quel momento sente di dare voce.

… nel Borghetto di Bagnolo che ospita il
Centro Visite dell’area protetta del Monteferrato

Nella vita di tutti giorni, può essere assai difficile dare una risposta diversa agli stimoli che incontriamo: a volte può essere più comodo o conveniente reagire come siamo abituati a fare. Questo, alla lunga, ci può togliere slancio, creatività e vitalità. Può invece essere molto importante trovare altre risposte agli eventi che incontriamo e nelle relazioni che viviamo, perché questo favorisce il nostro adattamento e ci può rendere resilienti, oltre a permetterci di vivere in maniera più piena. La ricerca personale dei partecipanti al nostro workshop “Dar voce al personaggio” ha preso spunto da una situazione stimolo: un’immagine che Emanuela ci aveva chiesto di portare da casa, poteva essere una foto, una cartolina, una stampa, comunque qualcosa che contenesse almeno una figura umana. Focalizzandosi sul personaggio, o sui personaggi, dell’immagine, ciascun partecipante ha interpretato quello che vedeva con il corpo, i gesti, il movimento. La ripetizione dei movimenti, seppur simile ma mai identica a sé stessa, ha condotto ciascuno a esplorare le emozioni, i pensieri, le sensazioni che ne scaturivano.

A fare da cornice a questa ricerca individuale, il gruppo. Il workshop è iniziato infatti con una sessione di esercizi di gruppo, sempre mutuati dal training attoriale: la camminata nello spazio, l’esplorazione dei movimenti del corpo, la ricerca dello sguardo dell’altro, l’interazione con l’altro. Il gruppo nel teatro è un elemento potente per il lavoro di ricerca dell’attore, poiché il gruppo è fonte di stimoli e suggestioni ed è una presenza che si sente anche quando poi in scena si è da soli.

Non appena si arriva, il contatto con la bellezza di qualcosa di antico…

Il lavoro di ricerca individuale, di ripetizione di movimenti, gesti, smorfie, è iniziato con il gruppo sullo sfondo e si è concluso all’interno e in presenza del gruppo. Ciascun partecipante ha messo in scena la propria intima sequenza di cambiamento davanti al gruppo e il gruppo, con la conduzione di Emanuela, è intervenuto per guidare e favorire la trasformazione dei movimenti di ciascuno, trasformazione che ha portato a sperimentare nuove possibilità e a dar voce a un nuovo personaggio. L’immagine iniziale, interpretata con il corpo in movimento, ha avuto un seguito, uno sbocco, una risoluzione “altra”. Il correre per fuggire si è trasformato in un fermarsi, voltarsi e osservare per poi restare. Il raggomitolarsi per terra per nascondersi si è trasformato in un mettersi a sedere con le braccia aperte lungo il corpo per mostrarsi davanti al gruppo.

Per concludere e sintetizzare il senso di questa bella esperienza, prendo in prestito le parole della stessa Emanuela Lo Re: “Questa esperienza di training consente un maggior contatto con sé e con lo spazio fisico e relazionale in cui ci si trova, una maggiore disponibilità a contattarsi e a esprimersi” (Lo Re, 2013).

In definitiva si tratta di una “esperienza che rimane nella memoria del corpo” (ibidem).Lo Re E. (2013). “Dar voce al personaggio”. Quaderni di Psicologia, n.60.

… apre al comfort di uno spazio per noi, per il nostro lavoro con il gruppo.
Emanuela Lo Re

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